Momento fantastico, ottimismo alle stelle e prospettive future rosee. Un'economia robusta e una politica fiera e dignitosa. Possiamo, a ragion veduta, rilassarci leggendo questo pezzo tratto dal Blog di Alessandro Gilioli per L'Espresso.
Libertà di stampa: FAQ.
Vedevo ieri su Sky che hanno fatto un sondaggio sulla libertà di stampa in Italia, con risultati un po’ inquietanti - la maggioranza diceva che “è in pericolo” - ma si sa che quel tipo di sondaggio non vale niente.
Quindi?
(E’ una roba lunghina, chi ha fretta molli qui)
C’è la libertà di stampa in Italia?
Certo, è garantita dalla Costituzione e dalle leggi dello Stato. E in Italia chiunque può fare un giornale d’opposizione - ne sta anche nascendo
uno nuovo - e se non ne ha i mezzi economici può aprire un sito o un blog e scrivere quello che gli pare.
E allora dov’è il problema?
Per capirlo bisogna prima di tutto rovesciare il cannocchiale e capire che il problema di fondo non è la libertà di manifestare con ogni mezzo le proprie idee: il problema è la pluralità delle fonti a cui i cittadini attingono abitualmente le informazioni e le opinioni da cui poi si fanno un’opinione propria.
Che cosa significa?
Significa che non bisogna vedere la cosa dal punto di vista dell’emissione delle notizie ma da quello della ricezione. Come s’informano gli italiani? A quali media attingono contezza dei fatti e confronto fra opinioni? A un bacino di media molto diversi tra loro per impostazione politica e culturale o no? Ecco: Se la stragrande maggioranza delle persone attinge fatti e opinioni da media che hanno una sola impostazione politica e culturale, la situazione non è sana.
Qualche esempio?
Per iniziare, da sempre solo un decimo degli italiani acquista quotidiani. Gli altri nove decimi hanno come fonte di informazione prevalente o unica la televisione. E degli otto canali televisivi nazionali, cinque sono controllati dal governo (Raiuno, Raidue e i tre di Mediaset), uno sta con l’opposizione (Raitre) più due minori abbastanza neutrali (La7 e Sky).
Beh, gli italiani non sono mica costretti a vederli, lo fanno di loro volontà.
Certo. Ma non si può dire che sia sano un sistema informativo nel quale - anche per abitudini storiche consolidate nelle famiglie da decenni - nove italiani su dieci attingono solo a un’informazione omologata.